La terapia farmacologica per l’osteoporosi è diretta a ridurre il rischio di fratture. Sarà comunque il medico a decidere il trattamento più idoneo al paziente. L’utilizzo di eventuali farmaci è consigliato quando il rischio di incorrere in una frattura è elevato. In genere, vengono prescritti inibitori del riassorbimento osseo o stimolatori della formazione di nuovo osso.
I bisfosfonati (alendronato, risedronato, ibandronato, neridronato, clodronato) sono molecole che inibiscono il riassorbimento del calcio lasciando invariata l’attività di deposizione di nuovo minerale. In questo modo, si ottiene come risultato finale un aumento della densità ossea.
I bisfosfonati si fissano sulla superficie ossea e bloccano la distruzione di tessuto osseo da parte degli osteoclasti. L’aumento nella massa ossea determina una diminuzione nell’incidenza di frattura per osteoporosi nella popolazione a rischio. Per ottenere benefici terapeutici è indispensabile assicurare un adeguato apporto di calcio con la dieta ed eventualmente l’integrazione farmacologica con vitamina D .
Il teriparatide (r PTH) è un farmaco in grado di stimolare la neoformazione ossea osteoblastica. Si tratta della parte biologicamente attiva del paratormone.
Questa terapia è indicata per solo 12 mesi nelle forme più gravi di osteoporosi che non rispondono a trattamenti anti-riassorbitivi (terapia ormonale sostitutiva, raloxifene, bisfosfonati).
La terapia con ranelato di stronzio è disponibile per la prevenzione delle fratture vertebrali e di femore in donne con osteoporosi postmenopausale che non tollerano il trattamento con bisfosfonati o in cui il trattamento con bisfosfonati è controindicato.
Il raloxifene fa parte della classe di molecole SERM (Modulatori Selettivi del Recettore Estrogenico). Si tratta di un farmaco che condivide gli effetti positivi degli estrogeni ma non quelli negativi a livello degli altri organi (utero, mammella, ecc.).

